Da mercoledì 21 maggio 2014

Chinatown

  • un film di Roman Polanski
  • con Jack Nicholson, Faye Dunaway, John Huston, Perry Lopez, John Hillerman.
  • Genere: Giallo
  • Durata: 131 min
  • Paese: USA 1974
Sinossi:

Los Angeles, 1937. L’investigatore privato J. J. Gittes è incaricato da una sedicente signora Mulwray di indagare sulle presunte scappatelle del marito, Hollis Mulwray, ingegnere capo del Dipartimento Acque, oppostosi fermamente alla costruzione di una diga idealmente in grado di mettere fine alla siccità. Ma nulla è come appare in una città in mano alla speculazione edilizia del vecchio magnate Noah Cross, padre della vera signora Mulwray, presto vedova. Insieme ad una corruzione dilagante, dalle indagini di Gittes emergerà, infatti, una sconvolgente e fosca vicenda legata alla famiglia Cross.
Primo titolo di richiamo a riportare sul grande schermo le atmosfere del noir classico con cura quasi filologica, Chinatown flirta con la vecchia Hollywood a partire dai titoli di testa, dal gioco innescato con il mito della femme fatale e con quello di un private eye di indiscutibile ascendenza “marlowiana”, soprattutto, con un intrigo memore del Raymond Chandler più ispirato. Aveva ragione da vendere Giuseppe Grazzini, parlando di « [...] un labirinto nel quale lo spettatore si perderebbe se Roman Polanski, che ha messo lo zampino anche nella sceneggiatura, non gli offrisse la bussola d’uno stile ammirevole». (Cinema ‘74, Biblioteca Universale Laterza, p. 90 – 91). Proprio al cineasta quarantenne, di ritorno in America dopo l’esperienza inglese di Macbeth e quella italiana di Che?, si deve una prova di grande chiarezza espositiva in cui “aggiustamenti” visivamente efficaci asciugano il plot, inizialmente, troppo macchinoso di Robert Towne. Escludendo i disaccordi tra regista e sceneggiatore, in special modo sul finale, siamo alle prese con un’opera di chiara e inequivocabile matrice polanskiana benché sia nata su commissione. È il caso, a livello teorico, di tutto il simbolismo legato al concetto di acqua, una costante di tutto il percorso del cineasta: si pensi alla morte di Mulwray, all’inondazione di cui lo stesso Gittes è vittima oppure alla scelta di attribuire al villain il nome di Noah. Grazie anche alle luci di John A. Alonzo, che sostituì il veterano Stanley Cortez dopo dieci giorni di insoddisfacente lavoro, e all’inappuntabile impegno recitativo dell’intera squadra, un’atmosfera di malinconico appiglio permea una sequela di sequenze capaci di smentirsi l’una con l’altra, senza mai confondere o irritare, fino al sovrapporsi di dramma sociale e privato. Pur rinunciando alla voce fuori campo, tipica del noir classico, Chinatown rimane una pellicola accordata in prima persona, un perfetto neonoir in cui il suo disincantato protagonista è parte del raggiro quanto lo spettatore. Il regista compare nel cammeo del gorilla che sfregia Gittes al naso con un coltello. Nel 1990, Jack Nicholson diresse il sequel Il grande inganno con esiti decisamente minori.



Orario:

Lunedì 26 maggio: 21.30

Martedì 27 maggio: 18.30

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