Da sabato 4 gennaio 2014

NINOTCHKA

  • un film di Ernst Lubitsch.
  • con Melvyn Douglas, Alexander Granach, Greta Garbo, Bela Lugosi, Ina Claire.
  • Genere: Commedia
  • Durata: 110 min
  • Paese: USA 1939
Sinossi:

Iranoff, Buljanoff e Kopalski sono tre commissari del governo sovietico inviati a Parigi per vendere i gioielli confiscati alla granduchessa Swana. Interviene però il conte Léon, amante della granduchessa, il quale non fatica molto a distrarre i tre grazie alle sirene della vita parigina. Da Mosca si decide allora di inviare a mettere a posto le cose l’inflessibile ispettrice Nina Ivanova Yakushova. La quale a poco a poco cede alla corte di Léon che se ne è sinceramente innamorato. La granduchessa decide allora di intervenire.
La filmografia di Ernst Lubitsch è costellata di piccoli e grandi capolavori. Tra questi ultimi è sicuramente da annoverare Ninotchka, frutto di quello che venne ironicamente definito come l’Asse Vienna-Berlino-Hollywood. Perché se si va a vedere chi ha steso la sceneggiatura ci troviamo, accanto a Charles Brackett, Walter Reisch e Billy Wilder che, insieme a Lubitsch, fanno parte di quella élite di uomini di cinema che lasciarono i rispettivi Paesi nel momento in cui il nazismo iniziava la sua presa del potere. In attesa di dileggiare Hitler e i suoi con l’inarrivabile stile di Vogliamo vivere! Lubitsch provvede a mettere a posto anche la dittatura staliniana assumendosi però un grande rischio. Decide infatti di affidare un ruolo ‘brillante’ alla ‘divina’ per eccellenza: Greta Garbo. Non è un’impresa da tutti (infatti resterà l’unica interpretazione di questo genere nella filmografia dell’attrice) ma giunge a compimento con grande efficacia. Se la mano di Wilder e Brackett si individua nelle battute fulminanti (“È un’idea!” dice uno dei tre commissari. “Noi non dobbiamo avere idee” gli replica un altro) il ‘tocco alla Lubitsch’ è individuabile nella leggerezza della messa in scena finalizzata a occultare la profondità della riflessione. Una porta che si apre e si chiude più volte facendoci vedere chi entra e sentire le voci sempre più festanti di chi sta dentro è sufficiente per farci comprendere che i tre commissari stanno cedendo alla gaieté parisienne. Un cambio di cappelli su un attaccapanni ce ne conferma il mutamento di vita così come sempre un copricapo marcherà una svolta nella vita di Nina Ivanova che da quel momento diventerà Ninotchka a tutti gli effetti. Perché Lubitsch non si limita a realizzare un facile pamphlet anticomunista. Non gli manca infatti la consapevolezza delle storture del capitalismo e ne affida la concretizzazione all’antipatica e cinica granduchessa Swana. Ciò che a lui interessa è mettere in ridicolo tutto quanto impedisce all’umanità di essere serena e di godersi una vita che è comunque breve (come ci ricorderà in Il cielo può attendere). “Guardate come è felice la gente vista da lontano” dirà uno dei tre commissari a Mosca osservando da una finestra i passanti. Lubitsch vorrebbe che lo fosse anche vista da vicino ed è per questo che tra capitalismo e comunismo sceglie, come è stato scritto, “il partito di riderne”.



Orario:

Lunedì 13 gennaio: 21.30

Martedì 14 gennaio: 18.30

Presenta il film Fabrizio Concetti.

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