da giovedì 20 “Sacro GRA” Leone d’oro a Venezia

Pubblicato in Blog mercoledì 18 settembre 2013

SPECIALE 70a MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA
Gra…zie Roma
Cercare l’identità di una città come Roma nella contraddizione irrisolvibile della vita che prosegue, nelle sue varie forme, nei dintorni del grande raccordo anulare. Questo lo scopo, in gran parte raggiunto, del film diGianfranco Rosi, tra i maggiori esponenti di un cinema del reale che supera la banale e distaccata fotografia documentaristica di ciò che vuole mostrare, per farsi proiezione di sguardi interiori, personalissima visione del mondo e dell’umanità.

Così, sulla scia del memorabile Below Sea Level, Rosi si immerge per mesi e mesi nelle storie da raccontare, seguendone la mancata evoluzione e componendole in una narrazione a mosaico, che fa della frammentazione l’elemento cinematografico caratterizzante, la sua forza espressiva distintiva.mediacritica_il_sacro_gra1a Una coralità che differenzia Sacro GRA da altri film di Rosi, come il messicano El sicario o il romano Tanti futuri possibili, ritratti riusciti di singoli personaggi, rappresentazioni di una realtà filtrata dagli occhi di uno solo dei suoi protagonisti. Ciò che in parte distingue Sacro GRAanche da Below Sea Level, però, è la scarsa coesione tra il gruppo di persone riprese dall’occhio senza scampo di Rosi. Mentre nel film realizzato negli Stati Uniti i membri di una comunità isolata e rigidamente circoscritta erano legati da rapporti abbastanza stretti, invece in Sacro GRA la solitudine dell’esistenza umana non è correlata a una chiusura orgogliosa e collettiva verso il resto del mondo (“noi contro loro”), ma è conseguenza di una separazione classista tra ricchi e poveri, di un individualismo da periferia metropolitana, dove ognuno pensa per sé. Vite monotone, senza possibilità di cambiamento, cristallizzate nei gesti quotidiani, nelle conversazioni di tutti i giorni. Allietate, al massimo, dalla musica cantata (dalla prostituta Barbara), suonata (dal giovane dj), ballata (dalle due cubiste). Ma senza scambi proficui, senza relazioni vere. Il ragazzo che lavora sull’ambulanza cerca nelle videochat qualcuno con cui chiacchierare. Il padre barbuto prova a dialogare con la figlia Amelia, che gli risponde con malcelata indifferenza. L’ambientalista ai confini della paranoia sembra pensare soltanto all’orgia degli insetti che si cibano delle sue amate palme (“la palma ha la forma dell’anima dell’uomo”). Il nobile Odilio e la figlioletta Anastasia sono gli unici spettatori di uno spettacolo teatrale su Cenerentola. Ma tra gli aerei che passano continuamente e la neve che cade inaspettata sulla città, “la terra finisce e là comincia il cielo”.

http://www.kinodromo.org/intervista-a-gianfranco-rosi/

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