L’arbitro da giovedì 12 in sala

Pubblicato in Blog mercoledì 11 settembre 2013
Commedia, durata 90 min. – Italia, Argentina 2013
 
arbitro Cruciani, detto il principe, è un dei fischietti più in vista nel calcio europeo che conta e quest’anno, vista l’assenza italiana nelle fasi finali potrebbe anche arbitrare l’ambita finale che gli spalancherebbe le porte del Fischietto d’Argento. Intanto in Sardegna nella terza divisione una squadra locale comincia a ribaltare la propria sorte e da ultima nel campionato lentamente risale la china grazie al ritorno dall’Argentina del figlio di un compaesano emigrato. L’obiettivo è raggiungere e magari superare la squadra del paese nemico in una zona che pare vivere solo di pastorizia e rivalità calcistica.
Nel 2009 L’arbitro, di Paolo Zucca, vince il premio come miglior corto ai David di Donatello. Nel 2013 L’arbitro, di Paolo Zucca, arriva come lungometraggio alla Mostra di Venezia nella sezione Giornate degli autori. Il regista ha gonfiato la storia in un lungo che funziona da grande prequel, tenendo gli eventi narrati nel corto tutti nell’ultima parte. In questa maniera aver visto o meno il cortometraggio non pregiudica la visione del film ma in un certo senso il prodotto nel suo complesso ne esce sfilacciato.
L’arbitro infatti è dominato da diverse anime che mal si conciliano nè trovano una vera armonia. La storia d’amore, il grottesco felliniano dei volti e dei dialetti, del vento e della recitazione esagerata, unito a quello gretto in stile Ciprì e Maresco, la dimensione estetizzante fornita da un bianco nero pulito e raffinato grazie al quale ogni cielo nero rimanda ai grandi western e ogni controluce disegna sagome perfette, il melodramma accennato delle faide e anche la corruzione sportiva fatta di saune, cattolicesimo, palazzi di potere e convenienze vivono di acuti ma non si amalgamano come dovrebbero. Il film non sembra così un’opera unica ma l’unione di più istanze diverse.
Tuttavia sarebbe miope non notare il talento di Paolo Zucca, regista inventivo e ironico, capace di creare momenti originali su un canovaccio molto abusato dal nostro cinema (le piccole e amabili ridicolaggini della vita provinciale), in grado di disegnare personaggi lontani da ogni epica eppure vicini ad ogni cuore (selezionati con grande abilità di casting), semplicissimi e basilari nella scrittura ma fenomenali nella riuscita filmica. L’arbitro trabocca di invenzioni che parlano molto più della trama: cimiteri da attraversare per giungere ai campetti, cavalli che entrano nei bar per guardare dall’alto verso il basso, allenatori ciechi, superalcolici consumati davanti ai tifosi prima di entrare in campo e molto altro.
Con tutti i suoi difetti L’arbitro è un film che nei suoi momenti migliori trova una potenza non comune, che anche quando si cimenta su un terreno molto usuale, scarta il prevedibile e parla con una voce personale trascendendo la propria trama, riprendendo volti noti (Geppi Cucciari, Stefano Accorsi) in maniere inedite, come corpi che non conosciamo.
Il film di Zucca parla del potere esercitato e di quello subito, riuscendo a farlo molto meglio nel mettere in scena uno sfottò provinciale rispetto a ordire trame nei grandi palazzi del calcio, è più potente e memorabile quando gioca con la musica swing e movenze arbitrali grottesche (la trovata che già animava il corto) che non quando cerca un parallelo tra la corruzione calcistica ad alti livelli e quella politica, vive d’immagini e non di parole.

Home Page