Trama “Un giorno devi andare” di Giorgio Diritti

Pubblicato in Blog mercoledì 27 marzo 2013
Un film di Giorgio Diritti. Con Jasmine Trinca, Anne Alvaro, Sonia Gessner, Pia Engleberth, Amanda Fonseca Galvao. Drammatico, durata 110 min. – Italia, Francia 2013. – Bim
 
Augusta è una giovane donna in viaggio. Lasciata l’Italia per il Brasile, si lascia portare dalla corrente del fiume, approdando sulle sponde e nella vita degli indios che suor Franca, amica della madre, vuole evangelizzare a colpi di preghiera e bambinelli luminescenti. Sorda al richiamo di qualsiasi dio e refrattaria alla condotta missionaria, Augusta sceglie laicamente di “essere terra”, proseguendo da sola e affittando una stanza a Manaus, capitale dell’Amazonas sulla riva del Rio Negro. Decisa a dare un senso alla sua ‘navigazione’ si stabilisce nella favela, dove la povertà è lambita da una ricchezza che compra uomini, donne e bambini. Accolta da Arizete, madre e nonna dentro una famiglia numerosa, Augusta trova nelle relazioni umane consolazione al suo dolore e al suo lutto: un bambino perduto, un marito dileguato, una vita disfatta. Ma l’afflizione di una nuova amica la persuade a riprendere il viaggio e il fiume. Sbarcata su un’isola si esclude dal mondo e dagli uomini, sprofondando nei silenzi interiori e nei suoni ancestrali della natura.
Alla maniera dei suoi personaggi, i film di Giorgio Diritti sono gioielli (in)visibili che si affermano con la propria forza e la propria grazia. Orgogliosamente indipendenti, sfidano le logiche produttive e l’indifferenza dei distributori, scoprono mondi, volti, corpi e paesaggi come da tempo non si vedevano nel cinema italiano. Un giorno devi andare non fa eccezione e rilancia con sguardo limpido ed esatto quel sentimento della comunità già emerso ne Il vento fa il suo giro e in L’uomo che verrà. Dopo essersi trattenuto coi valligiani tra i monti della Val Maira e dopo aver ‘resistito’ con i contadini bolognesi sulle montagne di Monte Sole, Diritti lascia la terra per risalire il fiume e la vita di una giovane donna ‘interrotta’ da un dolore che diventa opportunità di (ri)scoprirsi. La comunità che ne Il vento fa il suo giro boicottava i nuovi venuti fino a estrometterli dal villaggio in Un giorno devi andare è umanità accogliente e fidente. La favela di Manaus è luogo geografico e luogo dell’anima in cui Augusta diventa personalità insostituibile al di là delle tentazioni di fuga dal reale e di illusoria autorealizzazione nel privato. La dialettica tra individuo e comunità assume allora un valore definitivo per la coscienza personalista, superando la ricerca di un’originalità estenuante, individualistica e individualizzante. La perdita del suo bambino, e la conseguente sterilità, le impediscono di concepire ma non di essere madre e di avere cura degli altri, che da quella parte del mondo non hanno paura di ‘farsi insegnare’ da un forestiero.
Sensibile e generosa, l’Augusta di Jasmine Trinca contrappone il dialogo e il monologo (interiore) al soliloquio religioso, riconoscendo il valore della diversità culturale e il valore della sua comprensione. Se gli indigeni sono per lei il termine di paragone con un passato di purezza perduta e la favela terreno di socialità, solidarietà e convivialità, Augusta ‘incarna’ per i favelados la speranza di dare nuova vita a una comunità (e)marginalizzata e alla mercé dei narcotrafficanti che agiscono con modalità speculari allo Stato. Ancora una volta la prospettiva, etica, estetica e antropologica, che l’autore bolognese assume è quella degli umili, vittime di un controverso progetto di urbanizzazione della favela, perseverato con meccanismi opachi di selezione dei beneficiari che finiscono per produrre forti competizioni e ostacolare le iniziative solidali di mobilitazioni. Da quell’ordine precario, che può crollare in ogni istante al modo di una baracca dopo una piena, da quell’”insuperabile povertà” e da quell’essere fuori e tuttavia appartenere ripartirà di nuovo la protagonista, scegliendo la solitudine come modalità radicale di separazione.
Battuta dal vento e dai marosi come la spiaggia bianca che la ‘ricovera’, Augusta congela il desiderio di essere collegata, vicina, prossima all’altro. Almeno fino a quando un bambino ‘venuto dal mare’ non la rimetterà al mondo, riparando un’assenza ‘cullata’ dentro l’ecografia che avvia il film e dissolve sul fiume. Perché il vento fa il suo giro e tutto ritorna.

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