Roger Michell A royal weekend

Pubblicato in Blog mercoledì 16 gennaio 2013

Più che un weekend reale, un weekend movimentato. A Royal Weekend, il film biografico diretto da Roger Michell, narra la storia della prima visita in America del re e della regina d’Inghilterra avvenuta nel 1939 nei pressi di New York, a Hyde Park on Hudson. Da una parte, c’è la relazione amorosa tra il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, e la sua lontana cugina Margaret Stuckley, detta Daisy. Dall’altra parte, c’è l’accordo tra due grandi potenze in vista della Seconda guerra mondiale.
Il cast include Bill Murray, Laura Linney e Samuel West, ma è da segnalare anche l’ottimo lavoro di Lol Crawley come direttore della fotografia e i costumi realizzati dalla pluri-premiata Dinah Collin.
Più commedia che dramma, la pellicola è basata sui diari della cugina Daisy, la quale arriva a Hyde Park on Hudson, ha una relazione con Roosevelt, si innamora di lui, per poi capire che è solo una delle tante amanti. Ci resta male, scappa al chiaro di luna e alla fine accetta la situazione. Ed è proprio Daisy ad annotare la visita dei reali inglesi, alla ricerca di un’alleanza in previsione della Seconda guerra mondiale.
Sebbene il regista sia nato a Pretoria (Sudafrica), A Royal Weekend ha lo stesso difetto di tutti i film americani: la prima parte è migliore della seconda. E, nonostante il lavoro di documentazione svolto, c’è un’imprecisione storica nella trama: il re Giorgio VI e sua moglie, la regina madre Elisabetta, sono arrivati a Hyde Park on Hudson assieme ai Roosevelt, dopo aver passato alcuni giorni a Washington. Al contrario, nel film è la famiglia del Presidente americano ad arrivare prima e a dare il benvenuto ai reali britannici.
Michell riesce a trattare con ironia un tema storicamente pesante, mescolando assieme storia e biografia. Un altro regista si sarebbe concentrato sul rapporto tra Giorgio VI e Roosevelt; qualcun altro avrebbe forse approfondito la relazione tra il presidente e la sua lontana-lontana cugina, magari prendendo spunto dal libro di Geoffrey Ward, Closest Companion (Hughton Mifflin, 1995). Lui ha scelto di mostrare entrambe le storie allo stesso tempo, e senza scadere nel docufilm o nel pettegolezzo da portinaia. Una scelta coraggiosa.

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