Da venerdì 16 novembre 2012

Il comandante e la cicogna

  • un film di Silvio Soldini
  • con Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Giuseppe Battiston, Claudia Gerini, Luca Zingaretti
  • Genere: Commedia
  • Durata: 108 min
  • Paese: Italia, Svizzera, Francia 2012
Sinossi:

Leo Buonvento è padre premuroso di due adolescenti e vedovo di una consorte in bikini con cui si intrattiene in dialoghi immaginari. Idraulico efficiente, come le caldaie dei suoi clienti la sua vita fa acqua (fredda) da tutte le parti. Diana è una giovane donna insicura col talento dell’arte e la mancanza di ‘talenti’. Incalzata da un singolare padrone di casa, cerca i soldi per l’affitto, un committente illuminato e le parole per dire i suoi diritti. Amanzio, sensibilizzatore urbano col vizio dell’esproprio proletario e della merce scaduta, ha lasciato dieci anni prima il lavoro e adesso vive di espedienti, aforismi e affitto, quello sofferto da Diana. Elia, figlio di Leo, è un adolescente introverso, perso dietro domande esistenziali e una cicogna capricciosa in volo su Torino. E a Torino si incroceranno vite e affanni dei protagonisti, commentati dall’alto dal rammarico di Garibaldi, dalla riprovazione di Leonardo, dalle note di Verdi e dalle rime di Leopardi.
Se l’Italia di Marco Bellocchio è profondamente ‘addormentata’ e in attesa di un risveglio, quella di Silvio Soldini è liricamente ‘perduta’ come nel libretto di Solera e nella musica di Verdi, che accompagnano il peregrinare fiaccato di cittadini tristemente incantati su se stessi. Inseguendo il grottesco romantico di Pane e tulipani, Soldini converte ancora una volta il caso in occasione e lascia interagire spazi urbani e corpi attoriali in carne e bronzo. Perché attore è pure la statua equestre di Garibaldi sfidata dal marmo inquinato (e poi decollato) del cavalier Cazzaniga, ‘incarnazione’ del disagio della nazionalità, della decostruzione ideologica e del vizio a trasformare la storia del passato in politica del presente. Sospeso tra realtà e caroselli fiabeschi, Il comandante e la cicogna prova a ricomporre le due anime di un autore che ha merito di (di)versificare lo stile, raccontando di fenomenologie del disagio e praticando la leggerezza e il sorriso. Impossibile sembra invece a Soldini la ricomposizione delle due anime nazionali, quella che coltiva la cultura della memoria alla maniera del padre di Valerio Mastandrea, che elabora e supera il lutto della consorte mantenendone acceso il ricordo su cui fonda la consapevolezza dell’unità familiare, e quella che ne fa scempio come l’avvocato Malaffano di Luca Zingaretti, spia imparruccata di una deficienza costituzionale congenita della cultura politica italiana. E tra i buoni e i cattivi padri della nazione, Soldini inserisce i miti politici (e culturali) collettivi senza i quali non può esserci quell’identità storica che fa dell’appartenenza nazionale una scelta democratica quotidiana, la stessa su cui si arrovella il bronzo di Garibaldi tuonando con la voce di Pierfrancesco Favino. “Membranza cara e fatal”, canta a mezza voce il monumento di Verdi a cui, rivolto alla “graziosa luna”, replica il busto di Leopardi noverando le “passate cose” che consentono all’uomo continuità e immaginazione. E a chi vuole delegittimare il passato sulla base delle proprie necessità politiche, il fato recide la testa ricorrendo a oggetti magici (il gancio di un braccio meccanico) che all’occorrenza applicano la giustizia o provocano incontri (un polpo in lana cotta, una scatola di rane surgelate). Attraverso uno stile consapevolmente naïf e amabilmente posticcio, dichiarato dalla parrucca nera di Alba Rohrwacher e dal ciglio bianco di Mastandrea, la fiaba di Soldini si perde e si ritrova, mirata dalla cicogna del titolo. Pietosa osservatrice e catalizzatrice di relazioni affettive, Agostina si eleva sopra Torino, agli uomini di bronzo esemplari e a quelli di carne immobili. A volare alto poi è Mastandrea, icona di un borgatarismo astratto anche quando recita con inflessione napoletana. In una manciata di minuti, interpretando sensi e segni annidati negli ideogrammi di un nome cinese, si guadagna il Paradiso del cinema italiano.



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