Da martedì 23 ottobre 2012

The Story of Film

  • un film di Mark Cousins
  • con Mark Cousins, Aleksandr Sokurov, Norman Lloyd, Paul Schrader, Lars von Trier
  • Genere: Documentario
  • Durata: 900 min
  • Paese: Gran Bretagna 2011
Sinossi:

Premessa: la presente recensione si basa sulla visione di due delle 15 parti in cui è suddivisa l’opera e, più precisamente, sulla Parte 5 “1939-1952 – La devastazione della guerra e un nuovo linguaggio filmico” e la Parte 9 “1967-1979 – Il nuovo cinema americano”.
Nel 2004 usciva il libro “The Story of Film” del critico e produttore Mark Cousins nel quale si mostrava come i registi venissero influenzati al contempo dagli eventi storici del loro tempo e dalle opere dei colleghi. Cousins dimostrava, ad esempio, che i melodrammi di Douglas Sirk degli anni Cinquanta avevano influenzato l’opera di Rainer Werner Fassbinder oppure che la saga di Star Wars aveva origini La fortezza nascosta di Akira Kurosawa.
Oggi queste suggestioni, espresse allora solo con parole, diventano anche immagini e quindi la testimonianza e le tesi si rafforzano e offrono allo spettatore una possibilità di verifica. Va dato onore al merito sia all’autore che alla produzione, a cui vanno associati coloro i quali nel mondo (in Italia BIM) hanno deciso di distribuire questa lunga maratona che, apparentemente, potrebbe sembrare dedicata alle scuole superiori e/o alle università. C’è invece una notevole originalità alla base delle scelte del regista. Cousins non si è limitato a riproporre sequenze o spezzoni di film (sono comunque più di mille) commentandoli. È andato nei luoghi dove sono stati girati i più importanti e significativi per ricercarne le tracce. Per quanto riguarda poi le testimonianze ha fatto un lavoro prezioso andando a ricercare coloro che avevano partecipato alla realizzazione dei film sia che fossero registi (preziose le dichiarazioni attuali di Stanley Donen ad esempio) sia che si trattasse di sceneggiatori, direttori della fotografia, attori ecc.
C’è poi un elemento fondamentale che distingue quest’opera che si può definire monumentale senza per questo rinserrarla in una sorta di archivio polveroso. Cousins riesce a mostrare come la tecnica nel cinema sia stata fondamentale per permettere agli artisti di esprimersi. Nella Parte 5 ad esempio ribadisce più volte il concetto e il valore della scoperta della profondità di campo. Lo fa senza pedanteria, mostrando e dimostrando ogni volta in maniera brillante ma non per questo meno puntuale e precisa, come la scoperta di questa modalità di messa a fuoco abbia consentito al cinema di fare un fondamentale balzo in avanti sul piano della significazione.
Possiamo immaginare che anche il John Ford che rispondeva a monosillabi spiazzanti al Bogdanovich che gli poneva domande da cinefilo appassionato (e che qui viene mostrato nel suo ostinato rifiuto a qualsiasi teorizzazione) direbbe il suo “Yes” a questa storia che si fa viva memoria.



Orario:

da Martedì 23 ottobre, ogni martedì, per 7 martedì alle 20.30 le 14 puntate

Martedì 27 novembre

ore 20.30
ep.9- 1967-1979- Il Nuovo Cinema Americano

Gli anni Sessanta consacrano il successo di Dustin Hoffman: Buck Henry, autore de “Il laureato”, ci racconta la genesi del film e le ragioni del suo incredibile fascino, mai tramontato. E mentre Paul Schrader ci traghetta all’interno di “Taxi Driver” e Robert Towne ci rivela il lato oscuro dietro “Chinatown”, una nuovo corrente prende forma all’interno degli Stati Uniti: nasce il Black American Cinema.

ore 21.45
ep. 10- 1969-1979- I registi radicali neglia Anni ‘70 raccontano lo stato della Nazione
Partendo dalla Germani a con Wim Wenders, per approdare all’Inghilterra di Ken Loach, vengono presentati i registi che partendo dall’Italia, dall’Australia e dal Giappone, hanno esportato il loro talento in tutto il mondo. Un viaggio nell’Europa degli anni Settanta, con una panoramica sul cinema nascente in Africa e Sud America.

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